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Sportello linguistico per la lingua sarda dell'Università degli Studi di Cagliari

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martedì, 31 luglio 2007

beachumbrellaLo Sportello Lingua Sarda e relativo BLOG rimarranno chiusi per ferie dal 4 al 27 Agosto.

Buone vacanze a tutti!

postato da: francosardo alle ore 31/07/2007 15:09 | link | commenti
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Tradotta in sardo una parte del sito Sardegna Cultura

Da http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=9199

4moriflaglr6Da oggi è disponibile la traduzione in sardo di una parte del sito ufficiale SardegnaCultura. Si tratta di un'iniziativa concreta di valorizzazione di un patrimonio linguistico da salvaguardare e di un'autentica ricchezza culturale da sostenere. È un primo tentativo sperimentale dell'applicazione di elementi comuni, naturali, normati e tradizionali della lingua sarda, applicati a un registro saggistico e di divulgazione scientifica.

CAGLIARI - Tutta la parte relativa alla lingua sarda, alla letteratura in limba, alla storia della lingua, ai cantadores storici e alle minoranze linguistiche europee presente nel sito (www.sardegnacultura.it) potrà essere letta anche nella traduzione in sardo. L'obiettivo è quello di contribuire concretamente alla formazione di un sardo ufficiale e veicolare, strumento linguistico efficace di comunicazione "normale".

Una scelta ispirata dalla considerazione che non bisogna parlare “di sardo”, ma bisogna parlarlo. In questo caso, utilizzarlo nella sua forma scritta per diffondere i migliori contenuti culturali della sua tradizione. Del resto, i risultati della ricerca sociolinguistica effettuata dalle due Università sarde e presentati nel maggio scorso dalla Regione a Paulilatino, incoraggiano molto in questa direzione.

Il risultato più evidente della ricerca sociolinguistica è che il 97,4 per cento del campione ha dichiarato di non essere estraneo al mondo linguistico sardo, e di parlare attivamente (68,4 per cento) o capire (29 per cento) la lingua d'identità storica dell'isola. Solo il 2,7 per cento del campione confessa di essere totalmente estraneo all’universo delle parlate locali.

postato da: francosardo alle ore 31/07/2007 12:21 | link | commenti
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giovedì, 26 luglio 2007

Pubblicato il bando del Master: "Esperti della pubblica amministrazione in Sardegna"

univ caUNIVERSITA' DEGLI STUDI

C A G L I A R I

DIREZIONE PER LA DIDATTICA E LE ATTIVITA’ POST LAUREAM

SETTORE POST LAUREAM / MASTER

1

D.R. 1159

del 16/07/2007

Master di 2^ Livello in

ESPERTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN SARDEGNA

I L R E T T O R E

VISTO lo Statuto dell'Ateneo, ed in particolare l’art. 30, emanato con D.R. del 18/12/1995, in G.U. n. 5

dell'8/01/1996 e successive modificazioni e integrazioni;

VISTO il Decreto Ministeriale 3/11/1999, n° 509 e in particolare l’art. 3 comma 8 che prevede l’attivazione di corsi

di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente successivi alla laurea e alla laurea

specialistica, al termine dei quali sono rilasciati i titoli di master universitari di I^ e di II^ livello e il

successivo decreto di modifica n. 270/2004;

VISTO il Regolamento per l’Istituzione e il Funzionamento dei Master Universitari dell’Università di Cagliari

approvato dal Senato Accademico in data 19/06/2002;

VISTA La delibera della Facoltà di Scienze Politiche del 16/01/2007, con la quale è stata proposta l'attivazione del

Master di II livello in ESPERTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN SARDEGNA per l'A.A.

2007/2008;

VISTO il parere espresso dal Nucleo di Valutazione Interna nelle sedute del 19/06/2007 e 26/06/2007;

VISTA la delibera assunta dal Senato Accademico in data 28/06/2007;

VISTO il D.R. n° 1080 del 29/06/2007 con cui il Rettore, nelle more delle decisioni del Consiglio di

Amministrazione istituisce il master di II livello in Esperti della Pubblica Amministrazione in Sardegna per

l’a.a. 2007/2008, al fine di consentire l’effettivo avvio del suddetto corso entro il prossimo mese di ottobre;

D E C R E T A

ART. 1 ATTIVAZIONE DEL MASTER.

Presso l’Università degli Studi di Cagliari è bandito, per l’a.a. 2007/2008, il concorso per l’ammissione al master di II livello

in ESPERTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN SARDEGNA, della durata di un anno accademico, per complessivi 60

crediti formativi universitari.

SEDE.

La sede amministrativa del Master è la Presidenza della Facoltà di Scienze Politiche.

La sede didattica del Master è l’aula 5 della ex Clinica medica “M. Aresu”, 3° piano

OBIETTIVI FORMATIVI.

Il Master si propone di promuovere la formazione e la qualificazione di “Esperti della Pubblica Amministrazione in

Sardegna”. In particolare il corso mira alla formazione in ambito giuridico, storico, gestionale, territoriale, economico e

sociale, di esperti nei problemi del governo e dell’amministrazione pubblica locale, che siano in grado di gestire e valorizzare le risorse culturali e locali in Sardegna, secondo le finalità previste dalla legge regionale n. 26/1997 per la tutela e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda.

Il Master è volto a:

UNIVERSITA' DEGLI STUDI

C A G L I A R I

DIREZIONE PER LA DIDATTICA E LE ATTIVITA’ POST LAUREAM

SETTORE POST LAUREAM / MASTER

2

- offrire ai giovani laureati la possibilità di completare e perfezionare la propria conoscenza delle materie attinenti alla

Pubblica Amministrazione, anche per disporre di una preparazione adeguata ad affrontare i concorsi pubblici e la carriera

nell’amministrazione;

- fornire a dirigenti e funzionari della Pubblica Amministrazione, centrale e locale, l’opportunità di svolgere attività di

approfondimento e di riqualificazione professionale.

NUMERO DEGLI AMMESSI.

Il numero dei posti è fissato da un minimo di 10 (dieci) ad un massimo di 30 (trenta).

Il mancato raggiungimento del numero minimo non consentirà l’attivazione del corso.

TITOLI RICHIESTI PER LAMMISSIONE.

Possono presentare domanda di ammissione al master:

- i dipendenti della Pubblica Amministrazione in servizio da almeno 5 anni, in possesso del diploma di laurea

conseguito in base al vecchio ordinamento o della laurea specialistica;

- i possessori del diploma di laurea (ordinamento antecedente il D.M. 509/99) o della laurea specialistica (D.M.

509/99) conseguiti nelle Facoltà di Scienze Politiche, Economia e Commercio e Giurisprudenza.

I candidati in possesso di titolo accademico conseguito all’estero possono essere ammessi al Master previo accertamento

dell’equipollenza, ai soli fini dell’ammissione al Master, del titolo posseduto con quello richiesto per l’accesso.

Tutti i titoli richiesti per l’ammissione devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito per la

presentazione della domanda.

 Da http://www.unica.it/UserFiles/File/Direzioni/Dirdidat/Master%202007/EPAS.pdfmaster P.A

postato da: francosardo alle ore 26/07/2007 08:44 | link | commenti
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martedì, 24 luglio 2007

COSA 'E FAI

Da http://ivomurgia.splinder.com/

Cenàbara in Casteddu a is 6 de meri' anche s'assòtziu "Carovana sarda della pace" in bia Baronia ant a fai un'atòbiu apitzus de sa "Polìtiga e democratzia linguìstiga in sa Sardìnnia de su sèculu XXI". S'atòbiu dd'est aparincedi sa "Carovana" cun s'agiudu de is assòtzius: "Kentz’ ‘e meris", "ACaLiSa", "Iscola sarda", "Comitau scientìfigu po sa normalizadura de sa bariedadi campidanesa de sa lìngua sarda". Ddui ant a essi: Amos Cardia (giorronalistu, scridori e obradori de bilinguismu de s’assòtziu ACaLiSa), Stèvini Cherchi (dirigidori de s’assòtziu ACaLiSa), Oresti Pili (dirigidori de s’assòtziu Iscola Sarda e coordinadori de su Comitau scientìfigu po sa normalizadura de sa bariedadi campidanesa de sa lìngua sarda).

ivu

 

 

 

 

postato da: francosardo alle ore 24/07/2007 13:25 | link | commenti
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giovedì, 19 luglio 2007

4moriflaglr6La Carovana della Pace mette in scena il 21/07/2007 alle ore 19:00 in Via Baronia 13 a Cagliari " Verso la parola - Fueddus in libertadi" di e con Gianni Mascia e il laboratorio interlinguistico di scrittura creativa.

 

postato da: francosardo alle ore 19/07/2007 08:18 | link | commenti
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martedì, 17 luglio 2007

IRRE Sardegna - Istituto regionale di ricerca educativa

Da http://www.irre.sardegna.it

25/10/2006
Rilevazione sulla condizione e gli usi linguistici giovanili in Sardegna. Incontro di presentazione della ricerca e dei risultati statistici.

10 novembre 2006, ore 9,30 - 17,30 - I.T.A. “Duca degli Abruzzi”, Strada Statale 130 Km. 4,300 Elmas

L'iniziativa, in collaborazione con la Fondazione  Banco di Sardegna, si colloca nell'ambito del “Progetto di ricerca sulla condizione e gli usi linguistici giovanili in Sardegna”, avviato  dall'Irre Sardegna  nel febbraio 2006 con una rilevazione  che ha coinvolto novanta scuole della Sardegna.

In occasione dell'Incontro, il Gruppo di Progetto costituito presso l'Irre Sardegna, con il coordinamento della Prof. Gabriella Lanero e la supervisione della Prof.ssa Cristina Lavinio e del Prof. Giulio Angioni dell'Università di Cagliari, presenterà la ricerca, con l'intento di mettere a disposizione  i risultati statistici della rilevazione.

 A partire dall'indagine, in vista del Convegno conclusivo previsto per marzo 2007, l'Irre Sardegna si propone di sollecitare la riflessione sugli sviluppi didattici e sulla costruzione di percorsi formativi che valorizzino il patrimonio linguistico-comunicativo di chi apprende,  di sviluppare potenzialità di studio e di lavoro, di avviare un confronto con le esperienze di ricerca esistenti. Per scaricare il materiale

29/03/2007
Convegno “DIMMI COME PARLI…”
Cagliari 20-21 aprile 2007, Aula Magna del Liceo Siotto-Pintor, Viale Trento 103 Cagliari

L'Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell'Autonomia Scolastica (ex Irre Sardegna), a conclusione del Progetto di “Indagine sulla condizione e gli usi linguistici giovanili in Sardegna”, organizza, in collaborazione con la Fondazione Banco di Sardegna, il Convegno “ Dimmi come parli…”  che si svolgerà secondo il Programma allegato nei gg. 20-21 aprile 2007.
      L'inchiesta sociolinguistica, i cui risultati sono stati presentati nell'incontro del 10 novembre 2006, ha riguardato un campione adeguatamente rappresentativo proveniente dalle scuole della Sardegna. Gli strumenti di ricerca e i materiali di sintesi statistica sono stati successivamente pubblicati nella sezione Documenti/ Pubblicazioni, dove, in data odierna sono disponibili ulteriori materiali rivisti e aggiornati.
      Nel Convegno gli approcci e i risultati della ricerca saranno approfonditi, confrontati con i lavori svolti in altre regioni e discussi con rappresentanti della Scuola e dell'Università.


logo_irre_01

 

 

 

 

postato da: francosardo alle ore 17/07/2007 14:19 | link | commenti
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lunedì, 16 luglio 2007

Istatutu de sos traballadores

Istatutu de sos traballadores
(Lege 20 de maju de su 1970 n.300)

2007, cm 12×16,5, pp. 80 € 6,00
ISBN 978-88-8467-388-6

Cuidadu de Gianni Loy
Tradutzione de Banne Sio

Per la prima volta pubblicato in lingua sarda lo Statuto dei lavoratori in versione integrale, comprensiva delle disposizioni generali e delle norme sul collocamento.
Il testo è accompagnato dalle note del curatore.

Su Tzentru de Istùdios e de Relatziones Industriales, ghiadu dae sa prof.ssa Piera Loi, in s’àmbitu de sas finalidades istitutzionales suas, promovet initziativas finalizadas a sa difusione a sa pràtica de sa limba sarda in àmbitu acadèmicu, amaniende letziones, seminàrios, addòvios, impreende totus sa variedades de sa limba sarda.

Gianni Loy, professore ordinàriu de Deretu de su traballu, dae annos est impinnadu pro favorire sa pràtica de sa limba sarda, in totus sa variedades suas, in s’àmbitu de sas disciplinas giurìdicas de
s’Universidade, promovet s’elaboratzione de sas tesi de làurea in sardu e s’imprèu de sa limba in sos esàmenes de profitu.

Banne Sio, funtzionariu de Confagricoltura, est su primu de sos laureados in Deretu de su traballu cun una tesi in limba sarda, autore de su sàgiu giurìdicu “Sos cuntratos de pastorìu” publicadu dae Papiros
in su 2002. At cuidadu sa tradutzione de s’Istatutu.

 

postato da: francosardo alle ore 16/07/2007 13:44 | link | commenti
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Lingua sarda come un segno di identità, o identità sarda come una premessa per la lingua?

Da http://www.ruc.dk/isok/skriftserier/XVI-SRK-Pub/SMO/SMO08-Olesen/

 

imagesRiassunto : La prima parte dell’articolo tratta il discorso sulla connessione tra lingua, identità

e etnia in Sardegna, presente nel dibattito pubblico sulla preservazione della lingua sarda.

Viene argomentato nel dibattito che il sardo è un segno di identità. Contemporaneamente,

un’identità sarda è menzionata come una premessa per la preservazione della lingua e il

recupero di parlanti.

Nella seconda parte si intende esplorare, in base a esperienze personali in un corso serale di

sardo, per quali motivi alcuni giovani monolingue in italiano e/o con una conoscenza passiva

del sardo cominciano a studiare il sardo da adulti. Sembra che una lingua locale L2 ha un

significato non piccolo per l’identità di questi giovani. Parte delle osservazioni mostrano però

che il collegamento tra lingua, identità e etnia come la richiama a una tradizione può essere

problematico.

Introduzione

Il discorso sul significato della lingua come parte integrante dell’identità culturale e

dell’identità etnica si fa particolarmente vivo nel caso della lingua sarda. Pare che il concetto

di “identità” stia in crisi tra il mondo delle tradizioni e l’esigenza di trovare un’affinità tra la

lingua locale e il mondo “moderno”.

Attraverso la trattazione del dibattito pubblico in Sardegna intendo illustrare lo stretto

rapporto lingua-identità-etnia e le sue problematiche. In base a esperienze personali in un

corso serale di sardo nell’autunno 2004 intendo esplorare in quale maniera lingua e cultura

come una scelta consapevole può svolgere un ruolo per l’identità dell’individuo.

La lingua e i parlanti

Con la legge italiana L.N. 482/99, il sardo ha ottenuto il riconoscimento ufficiale in quanto

lingua minoritaria. Si osserva però un declino nel numero di parlanti e la lingua è considerata

in pericolo. Oggi sono numerosi i giovani crescuiti monolingui in italiano ma con vari gradi di

competenza passiva del sardo. Non ci sono però statistiche recenti sul numero attuale di

sardoparlanti. Le ultime cifre approssimative risalgono dagli anni ’80.

Il sardo si trova in una situazione di diglossia: viene impiegato negli ambiti bassi ed è poco

usato negli ambiti alti. Nei mass-media il sardo è grosso modo assente, anche se in questi anni

si nota una aumento discreto di testi in sardo nell’area giornalistica. Questo avviene

soprattutto con l’uso dell’internet. Il sardo è poco usato nei generi di prosa letteraria e

saggistica, solo durante gli ultimi 20 anni si nota una crescita in pubblicazioni di questi tipi.

Il sardo non è obbligatorio a scuola, viene insegnato perlopiù in progetti didattici “di

sperimentazione”.

L’area geografico del sardo è tradizionalmente diviso in due macrovarietà, il logudorese al

nord e il campidanese al sud. E’ una destinzione che si verifica soprattutto per la lingua

scritta. La lingua parlata consiste in molte varietà locali. Non è possibile identificare una netta

linea di confine tra le due macrovarietà in quanto i tratti linguistici locali non hanno una

distribuzione identica. Si verificano molte differenze locali in fonetica e

lessico, nella sintassi si osserva però meno varietà.

La variazione nel sardo parlato ancora permette l’identificazione della provenienza di un

parlante. Nei più casi, i sardoparlanti sono molto consci di queste differenze. In una

comunicazione tra parlanti provenienti da regioni diverse accade spesso un confronto tra le

loro varietà rispettive. Non raramente la presenza delle diversità locali è considerata un segno

caratteristico dell’identità di un sardoparlante.

Tendenze nella preservazione linguistica

Emergono due tendenze nella preservazione linguistica: proposte e sperimentazioni per una

standardizzazione e la preoccupazione per la salvaguardia delle varietà locali.

Dopo le leggi L.R. 26/1997 e L.N. 482/1999 il lavoro per la creazione di uno standard

ufficiale si è intensificato. Nel dibattito pubblico, sia studiosi di sardo che gente comune a

favore di uno standard ragionano per un uso della lingua in ogni ambito della società alla pari

con l’italiano.

Però nell’identità socio-culturale dei sardi esiste una forte coscienza delle differenze locali.

Molte volte le diversità sono percepite come un tratto positiva dei sardi, come una richezza

culturale. Altre volte si parla di chentu concas, chentu berrittas (it. cento teste, cento beretti),

dove l’insistere alle differenze viene considerato campanilismo. Per la lingua significa che

non si può facilmente introdurre uno standard senza creare preoccupazioni nei parlanti che

l’introduzione di uno standard potesse accadere a discapito delle loro singole parlate. Per

questo motivo alcuni si oppongono all’idea di uno standard.

Il rischio di creare disaccordi tra i parlanti che uno standard dovrebbe coprire è un problema

identificato per molte lingue non standardizzate (Fishman, 1991, pp. 337-354). Nel dibattito

sul sardo c’è però spesso la tendenza di vedere la situazione come un problema “sardo”, per

motivo della menzionata coscienza delle varietà locali di lingua e cultura.

Nel 2001 è uscita la proposta ufficiale, Limba Sarda Unificata (LSU). Era il risultato del

lavoro di un gruppo di esperti designati dalla Regione Sarda. La proposta ha creato molto

dibattito in quanto si basa soprattutto sulle varietà logudoresi e ha prodotto varie controproposte.

Una di quelle è la proposta Limba de Mesania (LdM) avanzata nel 2004 dal

comitato “Comitau Abbia a unu sardu comunu”. La proposta si basa sulle varianti nel centro

dell’area sarda. Come risultato indiretto dei dibattiti e di un clima politico cambiato, la LSU

non è diventata lo standard ufficiale. Dal 2002 viene usata e sperimentata nel “Ufitziu de sa

Limba Sarda” a Nuoro e dal 2005 in un ufficio simile a Oristano.

Durante l’inverno 2004 sembrava che la Regione Sarda stesse per fare una scelta tra le

proposte LSU e LdM per l’uso nell’amministrazione. In aprile 2005 la stessa Regione ha però

incaricato una seconda commissione di fare una proposta nuova e di avviare un’indagine

sociolinguistica. Le prime comunicazioni stampa menzionano uno standard Limba Sarda

Comuna (LSC) che sarebbe fontato sulle varietà del paese Sorradile nella provincia di

Oristano (per esempio Sedda, 2005). Il documento ufficiale non è ancora uscito.

I voci nel dibattito che temono per le varietà locali sono preoccupati che una normalizzazione

della lingua scritta potesse normalizzare perfino le varietà locali, in tempo cancellando anche

le diversità linguistiche. Dopo l’uscita della LSU nel 2001, questo timore sembra non aver più

lasciato il dibattito. Durante l’inverno 2004 erano pubblicate perfino lettere all’editore nel

giornale L’Unione Sarda scritte in sardo da persone che volevano la preservazione del sardo

ma senza uno standard (Pilloni, 2004 e Cherchi, 2004).

L’antropologo Giulio Angioni in vari interventi esprime il suo scetticismo circa uno standard:

sarebbe creato con lo solo scopo di far entrare il sardo nell’amministrazione dove non avrebbe

effetto in quanto meno efficace dell’italiano (Angioni, 2001 e Angioni 2004). Angioni

raccomanda invece di salvaguardare le varietà locali in una sorta di status quò. Insistere alla

lingua negli ambiti alti serve solo da “orgoglio etnolinguistico” (Angioni, 2004).

Il dibattito riguardando uno standard continua in giornali e convegni.

Identità e etnia nel dibattito sul sardo.

Identità

Nel dibattito pubblico degli ultimi decenni, la preservazione del sardo è spesso vista

nell’ottica del rapporto reciproco tra lingua e identità: senza la lingua l’identità sarda va a

perdersi, ma per preservare la lingua ci vuole una coscienza dell’identità.

Negli anni ’70 e ’80 si argumentò di contro al rifiuto dell’identità locale e dei “dialetti” allora

fortemente presente nella società e nel sistema scolastico. Più che altro si voleva far capire

perché la lingua locale serve contro l’immagine del sardo come “un blocco” per la cultura

moderna. Le problematiche circa l’abandono del sardo, visto come l’abandano dell’identità

locale e potenzialmente “arretrata”, sono analizzate dall’antropologo Michelangelo Pira.

Pira (1978) accenna alla connessione tra identità, cultura e lingua e argomenta in favore del

bilinguismo. La presenza dell’italiano non significa dover negare il sardo e la cultura italiana

non “vale di più” che la cultura locale. Conservare il sardo è essenziale perché i sardi

mantenessero la propria identità, sia a livello individuale che a livello di società (Pira 1978,

pp. 99-243). Le analisi di Pira servono ancora oggi da fonte nel dibattito.

Soprattutto a partire degli anni ’90 si tratta anche il legame identità-lingua nel senso psicosociale.

Bandinu (2001) descrive il disagio provato dall’individio quando la lingua locale gli

viene negata, cosa capitata spesso nella scuola pochi decenni prima. Sottolinea che l’eredità

culturale comunicata tramite la lingua locale serve per poiché l’individio si possa esprimere

liberamente e perché abbia una propria identità da mostrare in un tempo di globalizzazione

(Bandinu, 2001, pp. 130-138).

Etnia

Il concetto di etnia presenta un punto difficile. E’ spesso discusso se si possa parlare di

“caratteristiche etniche” dei sardi e in quel caso in cosa consistono. Il parlare in sardo può di

per sé essere un’espressione “dell’etnia”. Per alcuni è uno dei pochi tratti caratteristici che

rimanendo ancora.

Gli studiosi Spiga, Masala & Cherchi (2000, p. 55) nel loro volume di dibattito sull’identità

culturale dei sardi parlano di un “apocalisse dell’Etnos”, pensando al transito dalla società del

passato alla cultura moderna “di massa” dove le diversità culturali sono di meno rispetto al

passato. Spiga, Masala & Cherchi (2000) vedono un collegamento lingua-etnia talmente

stretto che sembra loro una perdita della lingua significasse una perdita delle ultime

caratteristiche etniche ancora visibili nei sardi (Spiga, Masala & Cherchi, 2000, pp. 55-63).

Nella definizione di “etnos” che usa l’associazione culturale “Sotziu Limba Sarda” (SLS) si

vede un esempio che illustra bene la connessione lingua-etnia-identità fatta spesso nel

dibattito pubblico.

Su chi sos literados giamant “Etnos”, e chi nois mutimus “connotu” est una parte de importu de sa cultura nostra,

ma no est totu.

Nois cherimus una cultura chi, chene ismentigare sas raighinas, fromet una natzionalidade noa, moderna,

democratiga, capassa de bogare a campu ideas noas, possibilidades pro totus, manizos e indicos pro intrare in sa

cultura “urbana” puru. (SLS Manifestu ,2000, http://www.sotziulimbasarda.net/docsotziu/manifestu.pdf)

Ciò che i litterati chiamano “Etnos” e che noi chiamiamo “connotu” è una parte importante della nostra

cultura, ma non è tutto.

Noi vogliamo una cultura che, senza dimenticare le proprie radici, forma una nazionalità nuova, moderna,

democratica, capace di far venire fuori nuove idee, possibilità per tutti, procedimenti e indicazioni per entrare

anche nella cultura “urbana”. (Traduzione mia).

Il solito significato del srd. connotu (it. conosciuto) è “quello che si conosce perché si lo ha

sempre fatto”. E’ interessante quì l’equiparazione tra i due concetti . Per su connotu molti

sardi pensano alla vita e le usanze nei paesi. La nozione di un’identità etnica è spesso legata a

un’immagine di un passato “statico”, di un “nodo” immutabile di cultura e tradizioni che

ognuno porta dentro di sé. La lingua fa così parte di questo “nodo”.

 

Nel documento di Sotziu Limba Sarda, la menzione della cultura urbana vuole indicare il fatto che la lingua

va usata anche in contesti nuovi. Si intende andare al di là dell’ambito della “tradizione” allo

stesso volendo la continuazione di cultura e tradizioni (cfr. sopra “le proprie radici”). E’ un

punto di vista sottolineato spesso nel dibattito, non solo da parte loro.

Sardo L2 e identità

Nel dibattito si tratta il significato della lingua per la formazione dell’identità del individuo

anche nei casi in cui il sardo non è L1. Pinna Catte (1992) e Pinna Catte (1999) accenna

all’importanza della lingua locale per l’identità di ogni bambino poiché il sardo è presente

nella società locale, e spesso anche dentro la famiglia dei bambini educati in italiano. In base

alle sue esperienze da maestra e a “case-studies” fatti, Pinna Catte mostra come più spesso è

un’esperienza positiva per i bambini L1 in italiano imparare il sardo come L2 a scuola (Pinna

Catte, 1999, e Pinna Catte 1992, pp. 148-153).

Bandinu (1999) parla del ruolo della lingua locale come una “lingua d’ambiente

antropologico” dove “il territorio ha luoghi e oggetti nominati in sardo, tradizioni religiose e

laiche parlate in sardo”. Intende sottolineare che si perde il contatto immediato con la società

locale quando non si capisce la lingua locale. (Bandinu, 1999, p. 95).

Questa parte del dibattito tratta soprattutto il ruolo del sardo nella vita di bambini e

adolescenti.

Bruno (1999) indica al bisogno personale della lingua locale per il senso di appartenenza nella

societá dell’individio (cfr. i discorsi sopra). Lo fa tramite le sue esperienze insegnando in

corsi di sardo per adulti (Bruno, 1999, pp. 82-83). Descrive come i partecipanti in un stesso

corso avevano competenze abbastanza diverse riguardando le facoltà di parlare e scrivere.

Alcuni erano fluenti in sardo, altri non si sentivano in grado di parlarla. Alcuni erano perfino

più bravi a scrivere che a parlare. Per tutti era però valido che non avevano mai prima

ricevuto un insegnamento formale di sardo (Bruno, 1999, pp. 86-91).

Remberger (2001) menziona una grande diversità in età e occupasioni nei partecipanti in un

corso teorica di grammatica generativa per adulti sardofoni. Remberger non affronta la

questione delle competenze linguistiche dei parlanti. Sottolinea invece che questi partecipanti

si occupavano attivamente di lingua e cultura sarda (Remberger, 2001, p. 14 n. 47).

Durante l’ultimo decennio, in vari parti dell’isola, si hanno organizzati corsi di sardo per

adulti. Riteniamo che si comincia a riconoscere l’importanza del sardo da imparare come L2

anche per adulti, solo che è un tema poco descritto ancora.

Un corso serale di sardo

Nel autunno 2004 ho avuto l’occasione di partecipare a un corso serale di sardo campidanese

a CagliariI l corso era indirizzato a ognuno che aveva la voglia di imparare

a parlare e a scrivere in sardo e era chiamato Cursu de arfabetadura (it. Corso di

alfabetizzazione). Il corso era organizzato dall’associazione culturale “Comitau Obradoris po

su Bilinguismu” (“Comitau”). Era il terzo del suo tipo ed era fatto a base di volontariato.

Amos Cardia, uno dei fondatori di “Comitau”, ha tenuto ogni corso. Nel 2004 era assistito di

Pietro Perra e Nicola Cantalupo. Erano attorni ai 30 anni, laureati e L2 in sardo.

All’introduzione hanno sottolineto che il corso era insegnato in una maniera “moderna”, cioè

con molta attenzione alle facoltà pratiche di parlare e scrivere invece di un’approcio più

teorico. Il corso era composto di 30 lezioni, lingua veicolare era il sardo campidanese e

l’ortografia insegnata era sviluppata di Antonio Lepori, insegnante e studioso di sardo. Si

utilizzava un dizionario italiano-sardo campidanese (Lepori, 1988), una grammatica del sardo

campidanese (Lepori, 2001), un libro di testi brevi di uno degli insegnanti stessi (Cardia,