Due progetti per la scuola media Porcu-Satta di via Vespucci: uno sulla lingua sarda, l'altro sullo sport.
Il progetto sulla lingua minoritaria s'intitola "Itinerario linguistico attraverso il carnevale". Cofinanziato dall'assessorato comunale alla Pubblica istruzione e da quello alla Cultura e lingua sarda, prevede lezioni extra rispetto alla programmazione normale.
«Siamo gemellati con Olanda, Valle d'Aosta, Mamoiada, Oristano e con la media 4 di Quartu», rileva Ignazio Mulas, docente. «In programma dieci ore di lingua campidanese, dieci di logudorese, trenta ore di teatro in sardo e la costruzione di un carro allegorico. Inoltre, dieci ore di conferenze con espert,i in orario curricolare». In particolare: improvvisazione poetica, il carnevale a Quartu, Is Contus e l'editoria sarda.
Varie le uscite, con intere giornate in particolare a Oristano e Mamoiada. (b. s.)
Da "L'Unione Sarda" del 31/10/2007
Dal convegno di Masullas plebiscito per le parlate locali
Una rivolta contro la lingua comune
Studiosi e intellettuali a confronto sul tema dell’unità linguistica «No a un prodotto innaturale e artificiale»
MASULLAS. «Anc’andat sa lingua de Predi Antiogu? Vada pure dove vuole purché sia conservata nella nostra parlata e nella penna dei nostri scrittori. Nei nostri cuori e nelle nostre anime». È interamente racchiuso nelle parole di Antonello Garau, responsabile dell’Ufficio linguisticodi alcuni Comuni della Marmilla, il senso profondo, nonché le stesse conclusioni, del convegno-dibattito, tenutosi sabato pomeriggio nel Centro sociale del paese de s’arrettore Antiogu, dove erano a confronto le tesi della “Limba sarda comuna” e quelle del Comitato per la tutela e la valorizzazione delle parlate locali. Un dibattito fitto-fitto che è andato avanti per quasi tre ore senza che la tensione scemasse di una virgola e ciò, nel caso si avessero ancora dei dubbi, a testimonianza di quanto la “questione-lingua” sia sentita e partecipata a tutti i livelli, dagli studiosi alla gente comune. Perché in tempi di arrogante e spudorata globalizzazione (quindi anche linguistica) il primo atto di resistenza è appunto la rivendicazione identitaria, identità di cui la lingua è il segno fondante, quello che dà la misura dell’uomo quale summa di “prodotto” storico-culturale unico e irripetibile. Dopo i saluti del sindaco Mansueto Siuni, dell’assessore provinciale alla Cultura Cristiano Carrus, che ha ricordato la serie di iniziative finanziate con la legge regionale “26” e nazionale “482” che la Provincia ha posto in essere giusto per la tutela della lingua e del presidente dell’Associazione “Predi Antiogu”, lo studioso Gian Giacomo Ortu, coordinati dal gran cerimoniere di turno, il poeta Dino Maccioni, i lavori sono entrati nel merito della questione: una lingua uguale per tutti i sardi o la conservazione delle diverse costellazioni linguistiche che danno vita al firmamento del “parlare sardo”? Ed è stato un vero e proprio plebiscito per le parlate locali. A cominciare dallo scrittore in lingua («basta con il temine “limba” adottato dai mezzi di comunicazione») il quale nel rivendicare la conservazione delle parlate locali le ha paragonate ai tanti acini che vanno a comporre un grappolo d’uva. Basta che uno solo vada a male perché questo perda dal sua integrità. Ed il “no” ad una lingua “innaturale ed artificiale” è stato il tema dominante anche dell’ intervento di Efisio Cadoni per il quale l’imperativo del momento è «l’opposizione all’assassinio della lingua parlata perchè giusto nelle sue varianti è la nobiltà della lingua sarda». Quindi l’interrogativo lanciato da Giuseppe Manias che nel trattare il rapporto avuto da Antonio Gramsci con la lingua sarda lancia un interessante interrogativo: «La lingua sarda comuna è il prodotto di una intera comunità sociale che ha innovato la sua cultura progredendo storicamente o è invece più semplicemente una innovazione individuale»? Scontata la risposta: se un è un fatto collettivo, ben venga; da buttare a mare se è invece imposizione. Lingua comuna che può servire a patto però che venga calibrata ai reali bisogni del loquente, ha precisato Antonello Garau: «sì alla sperimentazione con l’ampliamento del lessico e l’uso dei geosinonimi, ma massima attenzione alla morfologia per la salvaguardia della variante campidanese». Variante campidanese, che nella limba comuna, voluta dalla Regione, secondo il lessicografo Giovanni Casciu sarebbe stata massacrata a favore della variante logudorese con la cancellazione di migliaia di vocaboli. La necessità di regole comuni, pur nel rispetto delle varanti locali, è stata invece sollecitata da Salvatore Cubeddu dell’Ufficio linguistico provinciale. «La lingua nasce dal popolo? Sì e no. Certo è che se si resta così la lingua muore», ha precisato. Quindi il dotto intervento a tutto campo di Franco Carlini secondo il quale la “koiné” (lingua comune) non può essere atto di imperio ma un processo graduale che parte dal conosciuto per arrivare allo sconosciuto ed in ciò un ruolo importante lo hanno gli scrittori (Ciccito Masala nuorese che fa uso del campidanese) per arrivare ad un armonico mix tra logudorese, capidanese e gallurese. Infine l’antopologo Giulio Angioni a detta del quale la soluzione del problema richiederà tempi lunghi e avverrà attraverso un processo spontaneo in cui entreranno in gioco tutte le parlate locali. «Si pensi alla cultura greca che per secoli è fiorita su varianti diverse. Solo con Alessandro Magno si ha la koiné. Un atto d’imperio di cui noi sardi non abbiamo né bisogno e tanto meno necessità».
Da "La Nuova Sardegna " del 23/10/2007.
E Masuddas nàrat ca no a sa limba sarda comuna
Da http://www.regione.sardegna.it/j/v/13?s=59923&v=2&c=3&t=1

Maria Antonietta Mongiu, neo assessore regionale alla Cultura, parla di rivoluzione copernicana per impedirne l’estinzione .
CAGLIARI. Quando si dice il genius loci, la suggestione del luogo. Maria Antonietta Mongiu, neo assessore regionale alla Cultura, la descrive così: «La cosa piu bella? Tutti i giorni ho davanti agli occhi il colle di Tuvixeddu: un paesaggio familiare, un luogo simbolico straordinario. L’assessorato è in viale Trieste, dove ho fatto la maggior parte dei miei scavi archeologici, dal 1978 in poi. Inoltre è prospiciente il liceo Siotto, dove ho insegnato a lungo. Tutto mi risulta quasi intimo». Impatto dolce, dunque. Aurea eccezione, in questo campo. Le servirà, eccome, perché Maria Antonietta Mongiu ha in mente una rivoluzione copernicana (parole sue) in materia di lingua sarda. Non in solitudine, ma d’accordo con lo Stato. Per riuscire nella “grande scommessa” conta innanzi tutto sulle persone che già lavorano con lei. «Molti dirigenti dell’assessorato sono stati miei colleghi all’Università - dice visibilmente compiaciuta -. Mi ritrovo con gente che faciliterà particolarmente il mio percorso al servizio della Sardegna. L’ho capito fin dai primi giorni del mio impegno». Al neo-assessore è arrivato anche un segnale esterno graditissimo: «Il professor Lilliu mi ha scritto una lettera emozionante, è stato molto generoso con me». Fresca degli applausi scroscianti ricevuti al convegno internazionale sulla lingua amministrativa - scorso fine settimana a Cagliari - l’assessore Mongiu risponde di buon grado alle domande.

L'Assessorato regionale della Pubblica istruzione assegnerà dieci borse di studio per la realizzazione di ricerche sulla toponomastica. Le domande scadono il 7 novembre 2007.
CAGLIARI, 11 OTTOBRE 2007 - L'Assessorato regionale della Pubblica istruzione ha indetto il concorso per l'assegnazione di dieci borse di studio annuali, per la realizzazione di ricerche sulla toponomastica nell'ambito delle aree disciplinari: Lingua e letteratura della Sardegna, 4 borse; Storia della Sardegna, 2 borse; Tradizioni popolari della Sardegna, 2 borse; Geografia ed ecologia della Sardegna, 2 borse.
Il bando è rivolto ai giovani laureati sardi, che disporranno di una borsa di studio di 9.600 euro lordi. Le domande scadranno il 7 novembre 2007. Ciascun candidato potrà concorrere per una sola area disciplinare.
Consulta i documenti;
Consulta il procedimento;
Da http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=59433&v=2&c=220&t=1
«In Sardegna, mancava finora una collana linguistica nel contempo seria e agile, proprio come un "ricettario" di soluzioni a quesiti fondamentali per la conoscenza della nostra identità e delle nostre radici». Così esordisce Eduardo Blasco Ferrer, docente di Linguistica Sarda e Italiana all'Università di Cagliari, nella Prefazione del suo "Sardo e italiano a confronto" , testo che inaugura la nuova collana della Cuec Editrice, "I Prontuari della lingua sarda". In un linguaggio accessibile a un vasto pubblico, la collana riepiloga tutte le dimensioni storiche, geografiche, sociologiche e psicologiche della lingua sarda (confrontata costantemente col resto delle lingue neolatine), con l'aspirazione di costruire uno "Scaffale sardo" in ogni biblioteca familiare. Il volume, a cura di Ferrer e di Giorgia Ingrassia, è diviso in cinque capitoli. Il primo spiega le ragioni della necessità di un confronto fra lingue diverse, le modalità della comparazione, e la possibilità della sua applicazione tra la lingua sarda e quella italiana. Mentre l'italiano, al momento dell'Unità d'Italia, ha "un'innegabile facies toscana", di contro il sardo è ancora ancorato a influssi linguistici Catalani e Spagnoli. Non solo, la variazione all'interno della lingua sarda - spiega lo studioso - è stata orizzontale, generando così due macrovarietà, il Campidanese e il Logudorese. Riguardo alle due norme, nel capitolo quinto e conclusivo, Ferrer ne dichiara l'impossibilità di una proposta di unificazione, una volta dimostrato nel testo che la loro biforcazione costituisce un fatto naturale. Lo studioso confuta, infatti, l'idea della lingua sarda come eccentrica, radicata in un passato ignaro dei sistemi linguistici che soltanto di recente hanno rivendicato uno status di "lingua" e non più di "dialetto subalterno".
DANIELA DI IORIO
Da "L'Unione Sarda" del 20/10/2007

La Giunta comunale ha deliberato di ufficializzare la parlata sinnaese, riconoscendone «la specificità quale patrimonio da custodire per le attuali e per le future generazioni». Il provvedimento è stato deciso anche seguendo i dettami dello Statuto comunale e soprattutto sulla base di una legge del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche. Una legge, si precisa nella delibera del Consiglio, «che promuove la valorizzazione delle lingue e delle culture diverse nello Stato italiano, in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi e i valori stabiliti dagli organismi europei ed internazionali, impegnando lo Stato ad assicurare la tutela delle lingue e delle culture delle popolazioni considerate come minoranze linguistiche».
Il sardo, del resto, ha già ottenuto anche il riconoscimento di lingua minoritaria. In particolare, lo Stato tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il latino, l'occitano e, appunto, il sardo.
La Giunta ricorda pure che le lingue e le culture proprie delle popolazioni alle quali è riconosciuta la dignità di minoranze linguistiche storiche, sono uno strumento indispensabile di scambio e arricchimento reciproco e sono patrimonio di ogni comunità. La comunità di Sinnai possiede per intero i requisiti e i caratteri linguistici, storici e culturali prescritti dalla legge.
«Il Comune», commenta il sindaco Sandro Serreli, «su questo tema è particolarmente attento e sensibile: a Sinnai sono diverse le associazioni culturali impegnate nella valorizzazione, promozione e divulgazione della lingua e della cultura sarda. Si devono riscoprire i costumi, le feste, i proverbi i soprannomi, i giochi e le preghiere antiche che sono ancora conservate nella memoria e rappresentano un patrimonio linguistico di indubbio interesse. Abbiamo anche promosso un corso di sardo».
A sollecitare l'ufficializzazione della "parlata sinnaese", è stata anche l'Università della Terza età. In Consiglio comunale possono essere usate sia il sardo sia la lingua l'italiana. Le modalità dell'uso della lingua isolana saranno fissate con apposito regolamento, fermo restando che la lingua italiana costituisce l'unico riferimento per la redazione del processo verbale e per la formulazione degli atti ufficiali del Consiglio. ANTONIO SERRELI
Da "L' Unione Sarda" del 19/10/20007
Un progetto del ministero per il recupero delle origini.
Dodici mesi per recuperare "su connottu" di Ruinas. Ovvero un patrimonio fatto di storia, tradizioni, lingua ed enogastronomia che rischia di essere cancellato dal nuovo millennio e che per il momento rimane impresso nella memoria degli anziani. Anche il Comune del Grighine diretto dal sindaco Gianni Tatti ha aderito al progetto del ministero della Solidarietà sociale per la selezione di volontari per il servizio civile nazionale. In Sardegna saranno 114 giovani dai 18 ai 28 anni ad essere impiegati in queste attività. Quattro di loro lavoreranno a Ruinas. «Sono arrivate una ventina di domande - ha annunciato il sindaco Tatti - adesso invieremo tutta la documentazione al ministero che dovrà approvare la nostra graduatoria. Contiamo di avviare il progetto entro i primi mesi dell'anno». E sarà davvero un anno impegnativo per i quattro ragazzi della Marmilla: un percorso che dal recupero della memoria e del passato del proprio paese li porterà sino all'organizzazione di attività sociali per tutte le fasce della popolazione. «Innanzitutto il recupero de su connottu, fondamentale per noi - ha proseguito il primo cittadino - i giovani del servizio civile intervisteranno gli anziani sull'antico uso del dialetto locale, sulle tradizioni legate a feste e particolari periodi dell'anno. Ed ancora gli antichi piatti, i ritmi della civiltà contadina, le leggende». Ragazzi armati di penna e taccuino, che poi trasferiranno il materiale raccolto su un archivio multimediale. Il lavoro sarà poi presentato ai cittadini. Non solo. «Abbiamo anche deciso di affidare ai nostri volontari del servizio civile la gestione per un anno del nuovo centro sociale», ha annunciato Tatti. Il nuovo spazio destinato all'aggregazione è stato realizzato nell'edificio delle ex scuole medie. «Qui i giovani organizzeranno momenti di socializzazione per giovani ed anziani, laboratori manuali per bambini, ma anche di chi ha già qualche capello bianco sulla testa», ha sottolineato il sindaco. I quattro volontari di Ruinas riceveranno un assegno mensile di 433 euro. «Un aiuto importante in un momento difficile per trovare occasioni di lavoro nella nostra zona - ha concluso il sindaco - ma soprattutto per promuovere il volontariato anche nei nostri Comuni. ». ( an.pin. )
Da "L'Unione Sarda" del 18/10/2007
