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Sportello linguistico per la lingua sarda dell'Università degli Studi di Cagliari

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martedì, 29 aprile 2008

SA DIE DE SA SARDIGNA

nuova_sardegna(1)Soru faeddada in limba nell’aula della Regione (Giovanni Bua)




CAGLIARI. «Ammentamus una die de rebellia de sos sardos cun s’idea chi finas oe nos depimus ribellare, ma chi sa rebellia de sa Sardigna de oe est s’intelligènzia, s’istrutzione, sa limba». Parole di Renato Soru, dette durante la seduta che il consiglio regionale ha dedicato a Sa Die de sa Sardigna.



 «Ricordiamo un giorno di ribellione dei sardi con l’intenzione di ricordare che anche oggi dobbiamo ribellarci con l’intelligenza, l’istruzione, la lingua». Questo il messaggio che il primo presidente della Giunta a faeddare in limba (in campidanese) nell’aula del consiglio ha voluto lanciare. «Non facciamo queste manifestazioni per sostenere che deve essere un obbligo parlare il sardo sempre e in ogni occasione - ha aggiunto Soru, sempre in limba - ma perchè abbiamo capito che in passato ci hanno sottratto, o hanno cercato di sottrarci, la nostra lingua e dobbiamo in qualche modo cercare di porre rimedio».



 «La lingua sarda per noi può avere anche rilievo economico - ha detto ancora il presidente della Giunta - per il semplice fatto che nel mondo contemporaneo sono le differenze che ci possono aiutare per migliorare. Se oggi in Sardegna nessuno parlasse più sardo, la nostra isola sarebbe più ricca o più povera? Io penso che sarebbe più povera».



 La giornata commemorativa era stata aperta dal Presidente del consiglio Giacomo Spissu: «Giornate come quella odierna servono come momento di riflessione. Per una risposta politica per riscrivere la nostra Autonomia - sottolinea Spissu - attraverso un nuovo Statuto, obiettivo per il quale bisogna superare le differenze di parte se da un lato nel Paese vi è meno attenzione al riconoscimento delle autonomie speciali dall’altro ci si deve confrontare con “la questione settentrionale” non per manifestare una chiusura a chi cerca di conquistare spazi di autonomia, ma per ribadire la diversità identitaria della Sardegna».



 Spissu ha spiegato che la legge istitutiva della ricorrenza del 28 aprile (nel 1794 ci fu la cacciata dei Piemontesi da Cagliari) non fu, nel 1993, «Una forzatura, perchè i popoli e le comunità hanno bisogno di simboli in cui riconoscere la connotazione identitaria».



 L’aver dedicato “Sa Die” di quest’anno alla lingua sarda, ha proseguito, costituisce «un processo di arricchimento in un periodo in cui le identità si annacquano».



 La celebrazione è proseguita poi con l’intervento in “limba” (questa volta in luogudorese) dello storico Federico Francioni che ha letto una ricostruzione dei fatti del 28 aprile 1794 ai quali si ispira la giornata commemorativa.



 Poi spazio alla parte dedicata alla musica che è stata affidata al gruppo di «Cuncordia a launeddas» (che ha eseguito un brano interamenete musicale dal titolo «La Processione»), al cantante Piero Marras (già consigliere regionale, che ha intonato l’Ave Maria), alla cantante Franca Ligas e alle voce del coro di Neoneli.



 Dopo varie musiche tradizionali tutti gli artisti hanno eseguito insieme l’inno patriottico sardo «Procurad’e moderare Barones sa tirannia» nel testo di Raffa Garzia del 1899, le cui strofe sono state cantate in piedi dall’Aula, dal pubblico e dalle autorità presenti.



 Da segnalare che anche l’agenzia di stampa Ansa ha dato il suo contributo alla giornata di commemorazione di Sa Die scrivendo uno dei lanci di racconto della cerimonia che si è tenuta in consiglio regionale integralmente in campidanese.






Il linguaggio dell’infanzia (Paolo Pillonca)




«Ocannu sa rebellia nosta est po una cosa chi si nd’anti pigau, comenti faint is pópulus chi bolint dominai atrus pópulus: nde ddis leant sa lingua», (quest’anno la nostra ribellione riguarda un furto che abbiamo subito, come avviene quando popoli dominatori di altri popoli li espropriano delle loro lingue).



 Il sardo sulle labbra del governatore della Sardegna, Renato Soru, scivola via con naturalezza estrema, con quella spontaneità inconfondibile che contraddistingue un apprendimento familiare intrapreso nella primissima infanzia. Acqua di sorgente montana. Come aveva visto bene fin dall’inizio il professor Giovanni Lilliu, al quale il presidente della Regione si era rivolto in sardo quando, tre anni fa, era andato a rendergli omaggio a casa sua.



“Su presidenti chistionat su sardu comenti ddu chistionaus deu e tui” (il presidente parla il sardo come me e te), aveva detto il grande archeologo a un suo amico.



 Ieri mattina nell’aula del consiglio regionale, dopo aver ascoltato il presidente dell’assemblea di via Roma, Giacomo Spissu - che si era espresso in italiano - e il docente sassarese Federico Francioni, che aveva svolto la sua relazione in logudorese, Renato Soru è intervenuto a braccio nella sua parlata materna.



 Un discorso di una decina di minuti, intenso e accattivante perché veramente sentito, secondo il costume dei nostri antenati creatori di un proverbio di cinque parole: su faeddare pagu sabidoria meda (il parlar poco è indice di grande saggezza).



 Il presidente della giunta regionale ha attualizzato e reso universale il tema della necessità di tutelare le lingue minoritarie, un dovere richiamato recentemente anche dall’organizzazione delle Nazioni Unite, ha inserito la questione della lingua sarda nell’ambito di conoscenze generali valide per tutti i popoli, collegando la ribellione dei sardi contro i piemontesi del 28 aprile 1794 con la necessità di mettere in campo altre ribellioni pacifiche ogni qualvolta un diritto dell’autonomia delle Nazioni senza Stato viene messo in pericolo dagli Stati egemoni. Il tutto senza calchi dall’italiano, ma utilizzando il lessico e la sintassi nettamente distinti e privilegiando il sostrato rispetto al superstrato.



 Per questo gli applausi che hanno inframmezzato e suggellato il discorso - spontanei come l’eloquio del capo dell’esecutivo regionale - sono stati i più lunghi e convinti. Certe sensazioni si percepiscono attraverso i labirinti del sentire profondo, quando armonizzano contenuti e forme. Senza retorica, anzi con un filo di emozione.



 «Amor tussisque non celantur», l’amore e la tosse non si possono nascondere.







Floris (Uds): «Un anacronismo che non serve ai sardi»




CAGLIARI. «La Sardegna non ha bisogno di cerimonie virtuali, ridondanti e anacronistiche, per riaffermare i contenuti dell’autonomia, ma di un’azione politica coerente per favorire lo sviluppo dei territori. La seduta che il Consiglio ha dedicato a Sa die de sa Sardigna è la conferma di un’azione di governo che si affida a luoghi comuni e affermazioni di principio, ma non coinvolge minimamente i sardi nel riscatto economico e sociale». Questo il pensiero di Mario Floris, leader dell’Uds, che intervene a proposito della manifestazione consiliare. «Il Consiglio non deve autocelebrarsi, ma - aggiunge Floris - deve mettere in campo un progetto politico che dia ruolo alla Sardegna, riducendo l’handicap di un’insularità sempre più marcata e prevedendo un ruolo della Regione a livello europeo, dove anche la lingua sarda è meglio tutelata rispetto alle sterili discussioni sulla nostra cultura».


Da "La Nuova Sardegna" del 29/04/2008




postato da: francosardo alle ore 29/04/2008 10:27 | link | commenti
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Cabras - Ieri il sindaco ha bandito l'italiano

header_logo_usPo mellus arragodai ca seus sardus, su 28 de abrì, die de sa Sardigna, fueddaus tottus su sardu . È questo l'invito che su sindigu Efisceddu Trincas ha rivolto alla cittadinanza del Comune lagunare. Il foglio con l'invito, con l'intestazione bilingue del Comune, è stato affisso in tutti i pubblici esercizi del paese ed è stato regolarmente firmato in sardo dal primo cittadino.

A chi gli fa notare anche che correttamente in sardo non si dice “po mellus arragodai” ma “ po arragodai mellus ” Efisio Trincas sdrammatizza: «Si capisce lo stesso. L'importante - puntualizza - è che il messaggio venga recepito da tutti. L'invito è stato accolto da tantissima gente e anche molti giovani e ragazzini, che solitamente parlano italiano, si sono sforzati ad esprimersi in sardo.

Certamente non sono riusciti a comunicare in sardo corretto, ma si sono fatti capire, e sicuramente hanno compreso le sofferenze e le umiliazioni che abbiamo subito molti di noi quando a scuola venivamo puniti da insegnanti continentali perché avevamo difficoltà ad apprendere l'italiano che per noi (avendo per linguamadre il sardo) era come una lingua straniera».
( e. f. )


Da "L'Unione Sarda" del 29/04/2008

postato da: francosardo alle ore 29/04/2008 10:20 | link | commenti
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lunedì, 28 aprile 2008

Sa die de sa Sardigna - Cosa può insegnare la rivolta di un'Isola

header_logo_usSa die de sa Sardigna ritorna ogni anno tra il venticinque aprile e la processione di Sant'Efisio. Straordinaria occasione che congiunge la memoria della libertà con la celebrazione di uno dei nostri santi guerrieri. A confermare che non si dà emancipazione senza fatica. Che un popolo non entra in lotta senza trovare in sé una qualche forza più in alto. Che non si dà una crescita duratura senza il pericolo di lunghi decadimenti.



Crisi economiche, povertà fino alla miseria e varie forme di oppressione, non sono fatti nuovi in Sardegna. Ma hanno prodotto fermenti politici e culturali di ribellione solo quando dall'esterno idee e notizie stimolanti si sono unite al senso di responsabilità dei ceti dirigenti e dei cittadini. Questo vale per tutti e dappertutto. Persino il popolo francese ha dovuto subire lungamente le oppressioni feudali, e soltanto nell'89 si ribellò all'aristocrazia settecentesca impigrita nell'ignoranza. Le condizioni obiettive, da sole, non sono sufficienti a provocare serie reazioni operose ove non intervengano nuovi stimoli, come semi su un terreno fecondo.



La ribellione dei cagliaritani e dei sardi, che in quel 28 aprile 1794 imbarcarono i Piemontesi, non è l'unica nella nostra lunga vicenda storica tra sottomissione e resistenza. Essa ha, però, la capacità di segnare il tempo della nostra contemporaneità. In Italia è la rivoluzione più vicina agli ideali e alle modalità della Francia. Coinvolse le città e i villaggi, i nobili e i plebei, i laici e gli ecclesiastici. Nel suo concludersi e perdersi indica come emendarci dai nostri errori di sempre. E sicuramente ci aiuta a tenerci lontano da quei toni lagnosi che spesso vengono rimproverati ai sardi e che certo non servono a modificare la loro condizione. Procurad''e moderare, barones, sa tirannia!... Ha il medesimo senso dell'inno francese: Allons, enfants de la patrie!



I responsabile della festa del popolo sardo hanno voluto indirizzare l'iniziativa di quest'anno al tema della lingua sarda. In realtà questa occasione di identità e di unità (almeno per un giorno!) si legittima da sola. E bene si farebbe a dotarla della possibilità di essere diffusa e celebrata in ciascuno dei paesi della Sardegna.



E però fu la conoscenza della lingua che in quella notte di rivolta popolare perse i nizzardi, i torinesi e i savoiardi che non seppero rispondere ai cagliaritani "nara cixiri!".



Oggi tutti siamo convinti della possibilità di una positiva e pacifica convivenza delle due lingue, l'italiano e il sardo. Ma durature responsabilità delle istituzioni, superficialità del ceto intellettuale, subalternità delle famiglie e dei singoli hanno ridotto la lingua sarda a parte più debole, con pericolo di estinzione. Non altrimenti che per l'economia, i paesi, la cultura sarda tutta.



La perdita della lingua, che per molti versi può testimoniare le sventure e le sofferenze del passato, rappresenterebbe un danno incalcolabile per un popolo che voglia rimettersi in cammino.



Ricostruire una lingua equivale, infatti, a rifondare un'economia. Quello che intendiamo fare delle nostre parole è ormai urgente che lo dedichiamo anche alle cose e a vivere delle nostre risorse. Può, allora, risultare utile che - nel giorno dedicato a riflettere su «chi siamo» e «cosa vogliamo» - tutto questo proviamo a dirlo in lingua sarda.



Non preoccupiamoci della purezza della limba. Le lingue, infatti, si costruiscono e si ricostruiscono con l'uso. Come ogni cosa.
(Salvatore Cubeddu)




Da "L'Unione Sarda" del 28/04/2008

postato da: francosardo alle ore 28/04/2008 07:51 | link | commenti
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Ad Alghero la festa della «llengua»

nuova_sardegna(1)Oggi dalle ore 19.00 ad Alghero, la sala Manno di via Marconi 10 ospiterà «La festa della llengua/festa da sa limba», in coincidenza con Sa Die de sa Sardigna, quest’anno abbinata all’anno internazionale della lingua.

 Gli organizzatori, in ordine alfabetico Archivi del Sud, Caffè Letterario libreria il Manoscritto, Camineras, rivista di politica e cultura, Fondazione Istituto Storico “Giuseppe Siotto”, Obra Cultural de l’Alguer, propongono un incontro tra autori, artisti, operatori culturali e semplici cittadini che utilizzano la «llengua e/o sa limba» per le loro produzioni.

 Nel corso dell’incontro, quindi, verranno esposti libri e progetti, si darà lettura di testi narrativi e poetici, si darà voce a un dialogo positivo sui temi delle lingue minoritarie e si brinderà alle lingue della Sardegna con vino offerto dalla Sella & Mosca.



Da "La Nuova Sardegna" del 28/04/2008

postato da: francosardo alle ore 28/04/2008 07:49 | link | commenti
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Concerti, mostre e cinema - Sa Die punta tutto sulla limba


La manifestazione. Piazza del Carmine chiusa al traffico dalle 16 alle 24.


 



Cerimonia celebrativa in Consiglio regionale.


Poi poesia, cortometraggi e tanta musica.





Cagliari in festa per Sa die


de sa Sardigna. E piazza del Carmine


diventa, come già era successo


per il 25 aprile, il centro


della grande manifestazione:


chiusa al traffico dalle 16 alle


24, il transito e la sosta saranno


vietati davanti al palazzo delle


Poste e in quella opposta, oltre


che in tutta la piazza.


Sulla scia delle iniziative già


intraprese dalla Giunta regionale


per la promozione linguistica,


l’edizione 2008 de Sa Die


de sa Sardigna dedicata alla lingua


sarda come espressione dei


valori dell’ autonomia e


dell’identità. La grande festa


popolare comincerà con una cerimonia


celebrativa in Consiglio


regionale, alla presenza dei


presidenti della Regione Renato


Soru e dell’assemblea sarda


Giacomo Spissu, assieme allo


storico Federico Francioni. Gli


interventi istituzionali saranno


seguiti da un concerto, a partire


dalle 11, di Piero Marras, del


gruppo Cuncordia a Launeddas


e del coro di Neoneli. Il calendario


dell’iniziativa prevede,


inoltre, animazione didattica


curata dalle scuole di Cagliari


nel Teatro Civico di Castello dove,


alle 17, è prevista una gara


poetica estemporanea con Mario


Masala e Bruno Agus e il coro


a tenore di Ula Tirso. Il clou


della manifestazione si svolgerà


in piazza del Carmine con lo


spettacolo musicale, dalle 20 in


poi, di Piero Marras, dei Tenore


di Bitti, del Gavino Murgia Trio,


delle Balentes, di Riccardo Pittau


Congregation, di Andrea Pisu


e di Inoria Bande. La giornata


del 28 aprile sarà celebrata


anche in diversi centri dell’isola,


nei circoli degli emigrati e


nelle scuole con progetti didattici


e formativi quali realizzazione


di cortometraggi, elaborazione


e letture di testi e composizioni


musicali incentrate


sulla lingua sarda.


Un lungo calendario di manifestazioni


e rassegne collaterali


- promosse o patrocinate


dalla Provincia di Cagliari - si


terranno a Cagliari in concomitanza


con Sa Die de sa Sardigna,


della Festa del Lavoro e di quella


di Sant’Efisio. Questi i principali


appuntamenti: oggi


apertura Palazzo Regio. E, sempre


in piazza Palazzo, è in programma


il 30 aprile (ore 10-13 e


17-20.30), la mostra “Reliquie -


Dalla tradizione delle antiche


chiese orientali in Sardegna”. Il


1 maggio: Parco di Monte Claro


dalle ore 18 “Ethnika - Seconda


edizione della Festa dei popoli,


colori e suoni dal Mondo”.


sud




Da "Il Giornale di Sardegna" del 28/04/2008

postato da: francosardo alle ore 28/04/2008 07:47 | link | commenti
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sabato, 26 aprile 2008

Il programma del 28 aprile

header_logo_usEcco il calendario dell'edizione 2008 de Sa Die de sa Sardigna, in programma lunedì 28 aprile. La grande festa popolare comincerà con una cerimonia celebrativa in Consiglio regionale a Cagliari, alla presenza dei presidenti della Regione Renato Soru e dell'assemblea sarda Giacomo Spissu, assieme allo storico Federico Francioni. Gli interventi istituzionali saranno seguiti da un concerto, a partire dalle 11, di Piero Marras, del gruppo Cuncordia a Launeddas e del coro di Neoneli.

Il calendario dell'iniziativa prevede, inoltre, animazione didattica curata dalle scuole di Cagliari nel Teatro Civico di Castello dove, alle 17, è prevista una gara poetica estemporanea con Mario Masala e Bruno Agus e il coro a tenore di Ula Tirso. Il clou della manifestazione si svolgerà in piazza del Carmine con lo spettacolo musicale, dalle 20 in poi, di Piero Marras, dei Tenore di Bitti, del Gavino Murgia Trio, delle Balentes, di Riccardo Pittau Congregation, di Andrea Pisu e di Inoria Bande.

La giornata del 28 aprile sarà celebrata anche in diversi centri dell'isola, nei circoli degli emigrati e nelle scuole con progetti didattici e formativi quali realizzazione di cortometraggi, elaborazione e letture di testi e composizioni musicali incentrate sulla lingua sarda.


Da "L'Unione Sarda" del 26/04/2008

postato da: francosardo alle ore 26/04/2008 21:49 | link | commenti
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venerdì, 25 aprile 2008

Un lunedì di festa per pensare in sardo

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La legge sulla lingua e la cultura sarde va cambiata completamente. Nel frattempo, godiamoci una giornata di festa e di cultura.



Ieri l'assessore regionale alla Cultura Maria Antonietta Mongiu ha presentato la nuova edizione di Sa Die de Sa Sardigna - insieme all'antropologo Bachisio Bandinu, presidente della fondazione Sardinia - e parlando di identità, uso della lingua e consapevolezza culturale ha annunciato che la legge sulla limba «va profondamente rivista tenendo conto dei grandi cambiamenti intervenuti in questi anni: dovremo sederci attorno a un tavolo e discuterne».



Quanto a Sa Die, dicevamo, sarà una festa. Anzi, più di una. A Cagliari lunedì prossimo alle 10 il presidente della Regione Renato Soru, quello del Consiglio Giacomo Spissu e lo storico Federico Francioni parleranno in Consiglio regionale dell'identità sarda che questa Giornata intende celebrare, mentre alle 11 l'aula ospiterà un concerto con l'orchestra “Cuncordia a launeddas”, Piero Marras, il soprano Sandra Ligas e il Coro di Neoneli.



Alle 11 e alle 17, nel Teatro civico di Castello, si terranno attività di animazione didattica per gli alunni delle scuole elementari e una gara poetica estemporanea; alle ore 20 in Piazza del Carmine una festa con Piero Marras, Tenores di Bitti, Gavino Murgia Trio, le Balentes, Riccardo Pittau Congregation, Andrea Pisu, Inoria Bande. Per quanto riguarda gli altri centri dell'Isola, l'assessore Mongiu ha spiegato che gli enti locali sono stati più volte sollecitati a impegnarsi perché la giornata venga festeggiata ovunque. E magari senza interrogarsi troppo tormentosamente sull'opportunità di scegliere il 28 aprile piuttosto che un'altra data: come ha detto Bandinu, «la parte difficile sarà far sentire la festa agli intellettuali, non a tutti i sardi che la percepiranno nell'unico modo autentico: con il corpo, e cioè ascoltando la musica, ballando», accogliendo le sensazioni che nascono «nel presente, unico punto di riferimento di una festa: l'identità non è un'eredità del passato, non è una tanca da recintare, non è un immobile da custodire, è qualcosa da vivere qui e ora, individualmente e costantemente».



Certo, per uno studente sarebbe più facile vivere la propria sarditas se qualcuno gli fornisse un equipaggiamento culturale un po' più robusto, e invece, diceva l'assessore, «vai in giro nelle scuole e scopri che spesso non sanno chi fosse Angioy, ignorano Emilio Lussu». Che cosa aspettarsi, d'altra parte, se «non esiste neanche una cattedruccia» dedicata al pensiero gramsciano, nella Regione che diede i natali al pensatore comunista. Ma intendiamoci: l'indice non è puntato sugli insegnanti. Al contrario la Mongiu ha avuto parole di gratitudine per l'impegno che molti professori mettono nel diffondere la cultura e la lingua della nostra terra. Un'azione che sarà ancora più efficace quando ci avvicineremo ai livelli della Catalogna, dove il 95 per cento delle ore di lezione è tenuto in catalano (noi ci attestiamo intorno al 20). Quello che a molti livelli manca ancora, sottolineava bandinu, è una specifità sarda, un modello sardo che prenda piede in economia, nella tutela dell'ambiente, nell'urbanistica. Quanto all'economia, però, ci sono buone probabilità di studiare dei paradigmi di sviluppo completamente nuovi: come ha annunciato l'assessore Mongiu, la Sardegna ospiterà una sorta di seminario mobile, un'esplorazione culturale che vedrà riunirsi sul suolo isolano i maggiori esponenti mondiali della “economia del non consumo”.



Per ora, almeno dal punto di vista culturale, si punta al recupero e alla ruiscoperta: dai filmati dell'Istituto Luce alle immagini di sé che ogni Comune produrrà, si annuncia enorme la mole di dati che confluiranno nella Sardegna Digital Library, l'istituto che martedì prossimo alle 18, alla Biblioteca universitaria di Cagliari sarà presentato «Sardegna Digital Library» verrà presentato alla stampa e a quanti vorranno fare la conoscenza con «un'enciclopedia dell'identità che utilizza gli strumenti tecnologici più evoluti».
( c.t. )







header_logo_usDa "L'Unione Sarda" del 25/04/2008

postato da: francosardo alle ore 25/04/2008 15:58 | link | commenti
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giovedì, 24 aprile 2008

Tortolì. L'amministrazione civica avvia i corsi per dipendenti e cittadini

header_logo_usNegli uffici municipali di Tortolì si parlerà in limba. Una novità, quella dell'utilizzo del sardo, voluta dall'amministrazione comunale della cittadina che ha dato il via ai i corsi di formazione sulla lingua sarda non solo per i propri dipendenti ma anche per i cittadini che intendono cimentarsi in questo settore. E che ha inaugurato una nuova stagione utilizzando il sardo anche per il comunicato stampa rigorosamente bilingue. Le lezioni, organizzate dall'assessorato comunale alla Cultura in collaborazione con l'Ufficio della lingua sarda hanno preso il via giovedì 10 aprile e proseguiranno fino al prossimo 10 maggio.

L'obiettivo è quello di fornire ai partecipanti le competenze necessarie per migliorare e incentivare l'uso della lingua sarda nella pubblica amministrazione. «In particolare - fanno sapere dal palazzo municipale di via Garibaldi - i corsi saranno utili per conoscere i temi normativi relativi al bilinguismo». Inoltre sarà approfondita la parlata locale ed il suo rapporto con la lingua sarda standard (Limba Sarda Comuna).

I dipendenti comunali ed i cittadini potranno acquisire gli strumenti linguistici per la comunicazione scritta e orale, oltre che per l'elaborazione, la traduzione di atti e documenti amministrativi grazie ai corsi che prevedono lezioni frontali, attività di laboratorio, seminari ed esercitazioni pratiche.

«Gli insegnamenti previsti - prosegue la nota dell'amministrazione comunale - sono linguistica sarda, legislazione delle lingue minoritarie, laboratorio ed esercitazioni, teoria e metodologia della traduzione, uso della lingua sarda a fini amministrativi, comunicazione con il pubblico e storia dei rapporti italiano-sardo». Le lezioni sono tenute da esperti e da docenti universitari.
GY. FE.


Da "L'Unione Sarda" del 17/04/2008

postato da: francosardo alle ore 24/04/2008 11:47 | link | commenti
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NUORO - Viaggio nella storia dell isola con «Sardegna Mediterranea»

nuova_sardegna(1)Una bellissima ragazza con il costume di gala di Ossi. Stavolta è una fotografia di Donato Manca (ritocchi di Alessandra Cossu) a campeggiare sulla copertina di «Sardegna Mediterranea», il semestrale di cultura fondato e diretto da Dolores Turchi. Giunto alla sua 23ª uscita, il nuovo numero del periodico è appena arrivato in edicola e in libreria. Come di consueto ad aprire l’elenco degli articoli è la stessa direttrice. La nota saggista e studiosa di etnologia propone infatti all’attenzione dei lettori un pezzo su “Chere. Un nome da decifrare”: è il caso di Cheremule, l’antica necropoli che si trova nelle vicinanze dell’omonimo paese, un toponimo la cui radice, Chere o meglio Ker, conduce in un affascinante viaggio nell’antica Grecia... Giampaolo Lallai, invece, torna ad affrontare il tema degli “Strumenti musicali e congegni sonori della Sardegna”. Dell’“Italia delle streghe. Il processo di Todi” ne parla Fabio Milani, mentre l’Associazione “Maimoni e Grastula” cura un servizio su “Le maschere di Gadoni”.  Il semestrale fa spazio poi a “1492: quello che Colombo non aveva scoperto”, di Antonio Rossi, e a “La danza delle spade”, di Massimo Centini. Walter Bellodi continua il suo approfondimento delle questioni legate alla lingua sarda con “Un costrutto sintattico peculiare dei dialetti barbaricini”. “Simbologia del nuraghe” è l’articolo di Marco Puddu. Omar Onnis invece propone l’analisi di un processo in corso: “La Sardegna e la modernità”. Mentre Roberto Balia analizza “L’endemismo sulcitano di Barbusi” (Barbusi è una frazione del comune di Carbonia). Del “Costume femminile di Ossi” ne parla Maria Laura Cossu, mentre Vincenzo Piras va a ritroso con “Cinquant’anni fa a San Vito”. Antonio Farina porta avanti uno studio minuzioso a lui particolarmente caro: “La penetrazione romana nella Sardegna centrale”. A completare le 82 pagine della rivista di etnologia, storia, archeologia, tradizioni popolari, cinema, arte, ambiente, ci sono come sempre le recensioni a diversi libri usciti di recente e le rubriche “C’era una volta”, a cura di Salvatore Satta, e “L’angolo dell’indovinello”. La pagina dell’arte, infine, stavolta è dedicata ai collage di Nicolina Carta. (l.p.)


Da "La Nuova Sardegna" del 23/04/2008

postato da: francosardo alle ore 24/04/2008 11:40 | link | commenti
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martedì, 22 aprile 2008

Radiolina ore 21.00 - Vocabulariu sardu

header_logo_usÈ Franco Siddi, segretario nazionale della Fnsi, il sindacato dei gionalisti italiani, l'ospite della nuova puntata di "Vocabolàriu sardu", la trasmissione in limba sarda condotta da Giuseppe Corongiu che andrà in onda oggi alle ore 21. Un ospite particolare per una puntata speciale che dimostra la validità dell'intero progetto che è giunto alla sua penultima puntata.


Da "L'Unione Sarda" del 22/04/2008

postato da: francosardo alle ore 22/04/2008 07:51 | link | commenti
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