«In Sardegna, mancava finora una collana linguistica nel contempo seria e agile, proprio come un "ricettario" di soluzioni a quesiti fondamentali per la conoscenza della nostra identità e delle nostre radici». Così esordisce Eduardo Blasco Ferrer, docente di Linguistica Sarda e Italiana all'Università di Cagliari, nella Prefazione del suo "Sardo e italiano a confronto" , testo che inaugura la nuova collana della Cuec Editrice, "I Prontuari della lingua sarda". In un linguaggio accessibile a un vasto pubblico, la collana riepiloga tutte le dimensioni storiche, geografiche, sociologiche e psicologiche della lingua sarda (confrontata costantemente col resto delle lingue neolatine), con l'aspirazione di costruire uno "Scaffale sardo" in ogni biblioteca familiare. Il volume, a cura di Ferrer e di Giorgia Ingrassia, è diviso in cinque capitoli. Il primo spiega le ragioni della necessità di un confronto fra lingue diverse, le modalità della comparazione, e la possibilità della sua applicazione tra la lingua sarda e quella italiana. Mentre l'italiano, al momento dell'Unità d'Italia, ha "un'innegabile facies toscana", di contro il sardo è ancora ancorato a influssi linguistici Catalani e Spagnoli. Non solo, la variazione all'interno della lingua sarda - spiega lo studioso - è stata orizzontale, generando così due macrovarietà, il Campidanese e il Logudorese. Riguardo alle due norme, nel capitolo quinto e conclusivo, Ferrer ne dichiara l'impossibilità di una proposta di unificazione, una volta dimostrato nel testo che la loro biforcazione costituisce un fatto naturale. Lo studioso confuta, infatti, l'idea della lingua sarda come eccentrica, radicata in un passato ignaro dei sistemi linguistici che soltanto di recente hanno rivendicato uno status di "lingua" e non più di "dialetto subalterno".
DANIELA DI IORIO
Da "L'Unione Sarda" del 20/10/2007
