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lunedì, 22 ottobre 2007

Convegno a Cagliari con l’assessore alla Cultura Mongiu

nuova_sardegna(1)

La Regione accelera per sa limba  - Per introdurla negli atti della pubblica amministrazione 


CAGLIARI.La lingua sarda potrebbe entrare presto in uso anche nella pubblica amministrazione. È il grande progetto che la giunta di Renato Soru cerca di portare avanti da tempo, e ora si intravede un’accelerazione per l’ingresso di una lingua giuridico-amministrativa negli uffici della Regione.

 I problemi non mancano, ma superarli è possibile, anche prendendo spunto da altre minoranze etinico-linguistiche europee che hanno provveduto prima di noi. Dell’argomento si è cominciato a discutere ieri in un convegno di due giorni dal titolo «Su sardu comente limba giuridìcu-amministrativa» all’hotel Regina Margherita a Cagliari e in programma per tutta la giornata odierna.

 L’incontro, cui hanno partecipato docenti delle università di Cagliari, Sassari, Genova Udine, Berlino, Amsterdam, Barcellona e Lleida, nonché esperti dell’agenzia europea Eurolang e dei servizi linguistici di Udine e Cagliari, è stato aperto dall’Assessore regionale alla Cultura Maria Antonietta Mongiu, secondo cui l’introduzione di una lingua sarda nella pubblica amministrazione rappresenta una svolta epocale.

 Alle critiche di chi non ammette sa Limba Sarda Comuna, l’assessore replica che non c’è niente di strano nell’usare una lingua scritta diversa dalla lingua parlata. Già nel medioevo, infatti, nel periodo dei giudicati, nelle cancellerie dei tribunali e nella Carta De Logu veniva usata una lingua giuridico-amministrativa che era certamente diversa da quella orale usata tutti i giorni dalle persone dei diversi centri della Sardegna, come avviene anche per l’italiano.

 «Bisogna evitare, - ha detto la Mongiu - di creare una subcultura folkloristica, ma bisogna lavorare per integrare il sardo e l’italiano concentrandosi sulla lingua e sulla didattica». Per questo è importante che lo studio in limba venga introdotto nell’attività curricolare delle scuole, differenziando a seconda dei livelli di studio.

 Introdurre il sardo nella pubblica amministrazione comporta però anche problemi di linguistica, lessico e grammatica. Secondo Maurizio Virdis, dell’Università di Cagliari, se non si può parlare di totale assenza di una lingua per l’amministrazione, di certo manca una tradizione storica e una soluzione di continuità, che rende dunque necessario sia scavare nel patrimonio storico-linguistico del medioevo e sia acquisire apporti di altre lingue. Ciò non significa perdere un’identità ma rafforzarla, perché parlare e scrivere in sardo significa aprirci al mondo e puntare sul localismo. Anche secondo la Mongiu il sardo giuridico rafforza identità e cultura. E all’obbiezione che si dovrebbe insegnare di più l’inglese risponde che la Regione ha stanziato 20 milioni di euro per il progetto Sardegna Speaks English. Parlare il sardo aiuterà anche a imparare meglio l’inglese.

Stefania Siddi

Da "La Nuova Sardegna" del 19/10/2007 - Pagina 8 - Sardegna

postato da: francosardo alle ore 22/10/2007 10:05 | link | commenti
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